MISSIONE IBIS \ SOMALIA 1992-1994

Dopo la destituzione del dittatore Siad Barre, l’USC (United Somali Congress) mise a capo del governo provvisorio Ali Mahdi Mohamed, Mohammed Farah Hassan (soprannominato Aidid ovvero il “vittorioso) che nell’USC era capo dell’ala militare non digerì questa scelta. 

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Aidid aveva guidato le truppe anti-governative che nel corso del 1991 conquistando Mogadiscio avevano destituito Siad Barre ( di cui Aidid era stato prima generale e poi capo dei servizi segreti prima che lo stesso Barre lo facesse incarcerare perchè temeva tramasse alla sue spalle), si aspettava quindi dall’USC un gesto di riconoscenza conferendogli la carica di leader somalo.

(Mohammed Farah Aidid)

Per tutta risposta Aidid supportato dalla sua tribù si oppose al governo guidato da Mahdi dando di fatto inizio alla guerra civile somala, nel luglio 1991 Aidid ricevette un ulteriore smacco dopo che la conferenza di pace di Gibuti confermò la carica di presidente somalo a Mahdi, Aidid per tutta risposta inasprì la lotta armata precipitando il paese in un inferno.

(una jeep di miliziani dotata di armamenti pesanti, in genere mitragliatrici di grosso calibro o cannoni senza rinculo, erano chiamate “tecniche”)

Il crescente stato di anarchia e di carestia in cui versava la Somalia porto l’ONU a interessarsi della questione e con a guida gli Stati Uniti diede inizio all’operazione “Restor Hope” il cui scopo era fornire assistenza alla popolazione (distribuendo cibo, fornendo assistenza medica) , ricreare una struttura statale che si era polverizzata dopo la caduta di Barre e disarmare le fazioni in lotta per il potere.

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(paracadutista del 187° reggimento\ checkpoint Obelisco)

Il 4 dicembre 1992 le forze statunitensi sbarcano in Somalia seguite nei giorni successivi da Italia (il cui contingente è quello più numeroso dopo quello americano), Belgio, Nigeria , Malasya, Pakistan, India, Emirati Arabi, Australia. Le prime forze italiane a giungere nel corno d’Africa sono gli incursori paracadutisti del Col Moschin (13 dicembre) che due giorni dopo effettuano la loro prima missione: riprendere il possesso dell’ambasciata italiana occupata dagli insorti, missione che viene portata a termine senza l’uso della forza.

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(Carabinieri paracadutisti del battaglione Tuscania sul tetto dell’ambasciata italiana a Mogadiscio)

Il 16 dicembre arrivano a Mogadiscio le prime forze regolari italiane composte da soldati della brigata “Folgore”, seguiti il 22 dicembre dall’arrivo XXIV gruppo navale che pochi giorni dopo sbarca 23 mezzi anfibi e 16 mezzi cingolati del battaglione San Marco (appoggiati da 400 Marò) che porta a 800 il numero dei soldati italiani in teatro.

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(paracadutisti di pattuglia su VM90, notare a Dx il fascio littorio ricordo dell’epoca coloniale)

Le truppe italiane installano a Balad la loro base operativa nei pressi della vecchia accademia militare somala mentre un contingente più piccolo viene stanziato nel porto di Mogadiscio (RE.LO.CO), l’esercito realizza sulla via imperiale, strada che attraversa Mogadiscio costruita durante l’occupazione coloniale italiana 5 checkpoint (Ferro, Pasta, Demonio, Banca, Obelisco). I soldati italiani avvalendosi della positiva immagine lasciata durante il periodo coloniale entrano da subito in buoni rapporti con la popolazione somala al contrario di altri contingenti.

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(CCV al checkpoint PASTA, sullo sfondo si intravede l’ex pastifico Barilla)

Alla fine di dicembre Aidid e Ali Mahadi giungono a un accordo, in Somalia sembra tornare la pace grazie all’intervento ONU ma si tratta soltanto della quiete prima della tempesta. Il 4 gennaio il dispiegamento della forze ONU previsto per l’operazione “Restor hope” viene completato, oltre 25.000 il totale dei caschi blu schierati in Somalia.

disgno-di-stefano-massaro-al-check-point-banca(paracuditisti del 183° reggimento)

I marines americani danno il via alle operazioni atte a disarmare le fazioni in lotta, dal 7 al 16 gennaio catturano e distruggono oltre 1200 tonnellate di armi, nel corso dei combattimenti cade il marine Domingo Arrayo, la prima vittima del corpo di spedizione multinazionale. Le operazioni di ricerca di depositi di armi si estendono a tutta la Somalia, il 2 febbraio anche i paracadutisti della Folgore subiscono attacchi nella regione di Medio Scebeli, ITALFOR intanto riceve l’incarico di formare la nuova polizia somala.

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(parà della folgore in compagnia di Marine USA a Mogadiscio)

La situazione però peggiora di giorno in giorno, le manifestazioni popolari contro i caschi blu aumentano e i miliziani si fanno sempre più audaci colpendo le truppe australiane, belghe e italiane. Nel mentre il Pentagono continua il ritiro del grosso delle truppe statunitensi con l’obbiettivo di lasciare nel paese solo una forza di intervento rapido di poche migliaia di uomini al servizio dell’ONU. Il 26 marzo l’ONU con la risoluzione 814 avvia l’operazione UNOSOM II con il fine di disarmare le fazioni in lotta, i caschi blu saranno autorizzati all’uso della forza per perseguire l’obbiettivo.

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Il 5 giugno nel corso di un rastrellamento nei pressi della stazione radio dell’SNA condotto da truppe pachistane scoppia il finimondo, le milizie di Aidid supportati dalla popolazione circondano i caschi blu e li attaccano: 25 soldati vengono uccisi, 5o sono i feriti e oltre una decina risultano dispersi. Per portare in salvo i soldati pachistani (e 10 americani) si decise di chiedere l’intervento degli incursori del 9° Col Moschin, che con una azione magistrale ruppero l’accerchiamento e posero in salvo i superstiti.

(Incursore del 9° Col Moschin)

Dopo il grave incidente il consiglio di sicurezza dell’ONU si riunii votando all’unanimità la risoluzione n.837 con la quale autorizzava il segretario generale a prendere tutte le misure necessarie atte a punire i colpevoli, da questo momento l’operazione ONU assunse una caratteristica prevalentemente militare.

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(elicottero A-129 Mangusta si prepara per una missione)

Per rappresaglia l’ONU autorizza l’impiego delle cannoniere volanti AC-130 Spectre statunitensi che entrano in azione la notte del 12 giugno distruggendo l’emittente radio di Aidid e alcuni depositi di armi della SNA. Il clima di tensione continua a salire e si moltiplicano gli attacchi alle forze di pace che nel rispondere agli atti ostili provocano la morte di diversi civili (in cui i miliziani sono soliti mescolarsi per proteggersi dal fuoco di risposta delle truppe ONU).

(soldati pakistani nelle strade di Mogadiscio)

Il 2 luglio il comando italiano lancia l’operazione CANGURO 11: obbiettivo della missione rastrellare un area di 400 metri per 700, compreso fra il chekpoint “Pasta” e il chekpoint “Ferro” nel quartiere di Heliiwa, abitato da uomini della tribù Ha-ber-ghidir, quella a cui appartengono i miliziani di Aidid.

Partecipano all’operazione oltre 800 uomini, il grosso della forza è composto dai paracadutisti della brigata Folgore supportati dai mezzi corazzati della Brigata Ariete (con carri M-60), dai blindati dei Lancieri di Montebello (VCC-1, Fiat 6614, B-1 Centauro) e dell’aviazione dell’esercito con gli elicotteri d’attacco A-129 Mangusta e AB-205 nel ruolo di osservazione.

(colonna italiana di blindati Fiat 6614 pronti a muovere)

Alle 6.00 del mattino i soldati italiani appoggiati dalla polizia somala inizio il rastrellamento casa per casa, tutto sembra andare liscio, vengono scoperti diversi depositi di armi e catturati alcuni miliziani. L’operazione sembra conclusa e il contingente italiano riceve l’ordine di rientrare, il raggruppamento ALFA deve rientrare a porto vecchio mentre il raggruppamento BRAVO a Balad sede del contingente italiano.

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(il checkpoint PASTA visto dall’alto.)

Sono le 9.30 del mattino quando scattano i primi disordini, i mezzi italiani rimasti in zona vengono presi d’assalto dalla popolazione che li bersaglia con una fitta sassaiola mentre le strade vengono interrotte dalle barricate realizzate con copertoni in fiamme a automobili ribaltate costringendo i mezzi italiani a procedere lentamente. I paracadutisti per aprirsi la strada lanciano fumogeni e flashbang ma senza saperlo si stanno infilando in un imboscata ben congeniata, le milizie di Aidid facendosi scudo con i civili (in gran parte donne e bambini) cominciano a tirare sulle truppe italiane con AK e RPG, in breve tempo le truppe rimaste indietro vengono accerchiate.

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(parà  impegnato in un rastrellamento.)

Scatta l’allarme, il comando italiano ordina al raggruppamento BRAVO di invertire la marcia (quando ormai erano a Balad, circa 20 km da Mogadiscio) e tornare indietro a soccorrere le unità attaccate, la colonna è formata dai paracadutisti 183 Rgt paracadutisti Nembo di Pistoia , rafforzato dalla 15 compagnia Diavoli Neri del 186 Rgt Paracadutisti di Siena montata sui VCC e sulle VM90 seguita alle spalle dai carri M-60 della divisione Ariete.

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(il raggruppramento BRAVO ritorna verso il checkpoint PASTA)

Arrivata nei pressi del chekpoint “Pasta” (cosi chiamato perchè nei suoi pressi sorge un vecchio pastificio della Barilla) la colonna è investita dal fuoco dei Miliziani, mentre i VCC si apprestano a mettersi in posizione per fornire fuoco di copertura con le loro Browning cal.50, da una strada laterale arriva un colpo di RPG-7 che colpisce in pieno uno dei trasporti truppe blindati, il parà Pasquale Baccaro (servente di una della mg42) muore  colpito alla gamba dal razzo (che fortunatamente non esplode, altrimenti nessuno sarebbe sopravvissuto) mentre gli altri 2 membri dell’equipaggio vengono feriti in modo serio dalle schegge proiettate all’interno del veicolo.

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 (il VCC colpito dall’rpg-7)

Le milizie di Aidid supportate dal tiro dei mortai leggeri  e delle mitragliatrici guadagnarono terreno accorciando la distanza degli scontri, a causa dell’intensità del fuoco somalo le ambulanze e i soccorsi erano impossibilitati a intervenire per soccorrere i feriti. I piloti degli elicotteri mangusta e dei carri erano frustrati per non poter dare appoggio ai compagni che si trovavano in difficoltà ma il comando italiano non diede l’ok ad aprire il fuoco perchè temeva di causare con le armi pesanti troppe vittime tra i civili presenti nell’area degli scontri.

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(parà italiani di fronte al vecchio pastificio)

Per rompere l’accerchiamento ancora una volta si fece ricorso all’azione degli incursori del Col Moschin ai quali tocco il compito più difficile: ingaggiare i somali in pericolosi combattimenti casa per casa, proprio nel corso di questa azione cade il sergente maggiore degli incursori Stefano Paolicchi falciato da una raffica di AK.

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(incursore del 9° Col Moschin con H&K mp5 sd6)

Nel frattempo un gruppo di miliziani si impossessa di VM-90 del 9° e tenta di allontanarsi, dall’alto l’accaduto non sfugge all’equipaggio di un A-129 Mangusta che la neutralizza lanciando un missile TOW.

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(Il VM-90 catturato dai somali e successivamente distrutto da un missile TOW lanciato da un a-129 Mangusta)

Nel mentre al chekpoint FERRO si formava una colonna di soccorso composta interamente di volontari (2 VCC del Tuscania, 1 VCC del 186° e una blindo centauro dei lancieri di montebello) che inizia a muovere verso il luogo degli scontri ma prima di arrivare a PASTA vengono anch’essi ingaggiati dalle milizie, il capocarro della blindo Centauro Andrea Millevoi che sporge il busto fuori dalla torretta per coordinare meglio l’azione viene falciato dal fuoco nemico, quasi contemporaneamente anche il sotto-tenente del 186° Gianfranco Paglia in azione su un VCC viene ferito in modo serio (resterà paralizzato dalla vita in giù).

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(dopo diversi tentativi finalmente gli elicotteri AB-205 riescono ad atterrare per evacuare i feriti verso gli ospedali da campo)

Per sbloccare la situazione anche i carri M-60 si gettarono nella mischia tirando con i loro 105\51mm contro un gruppo di baracche e container da cui proveniva il fuoco dei miliziani, l’azione ha successo e i miliziani allentano la pressione quel tanto che basta ai soldati sotto tiro per sganciarsi.

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 (carro armato M-60 della brigata Ariete dotato di protezioni aggiuntive)

Verso le ore 13.00 dopo oltre 3 ore di combattimenti le truppe italiane lasciarono la zona degli scontri (abbandonando anche il checkpoint pasta e ferro, decisione presa perchè visto l’attuale situazione tenerli avrebbe voluto dire scatenare una battaglia campale dentro Mogadiscio, situazione che il comando italiano voleva evitare).

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(parà feriti al riparo dietro ai VM duranti i combattimenti a PASTA)

3 soldati italiani sono morti e altri 23 feriti mentre i somali lasciarono sul terreno oltre un centinaio di uomini.

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(soldati italiani feriti vengono portati all’ospedale americano)

Il giorno seguente il comando ONU ordina al contingente italiano di riprendere il checkpoint   Pasta con l’uso della forza, il generale Loi (comandante delle forze italiane in Somalia) si rifiuta entrando in aperto conflitto col comando ONU, dopo delicati negoziati che videro coinvolti gli uomini del SISMI le truppe italiane il 9 luglio ripresero Pasta senza sparare un colpo.

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(murales realizzato presso la base del contingente italiano a Balad)

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Il 12 luglio elicotteri da attacco Cobra della QRF (quick reaction force) statunitense attaccarono l’abitazione del ministro degli interni della SNA  Abdi Keibdid dove era in corso una riunione politica, nell’attacco perdono la vita 70 persone tra miliziani e civili tra cui molti esponenti della SNA. La reazione della popolazione di Mogadiscio è violenta e incontrollata: 4 giornalisti stranieri vengono trucidati, la giornalista italiana Ilaria Alpi viene messa in salvo da un drappello di sottufficiali della folgore che la prelevano dall’hotel “Scialpi” dove si era rifugiata per sfuggire al linciaggio.

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(parà del 187° durante un turno di guardia notturno).

Il 14 luglio i soldati italiani vengono attaccati presso il checkpoint Banca  e il 5 agosto è nuovamente il checkpoint  Pasta a essere sotto fuoco dei miliziani. Verso la fine di agosto l’ambasciatore  statunitense Shinn dichiara che gli USA sono intenzionati a rafforzare gli aspetti militari dell’operazione.

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(carabiniere del Tuscania a Mogadiscio)

Il 12 agosto il ministro della difesa Fabbri annuncia che la brigata Folgore sarà sostituita dalla brigata meccanizzata “Legnano”, le cui prime aliquote giungeranno nel corno d’Africa già il 25 agosto, in base agli accordi presi con il comando ONU il contingente italiano sposta il suo comando a Bele Uen nel nord della capitale, i soldati pachistani rileveranno le posizioni italiane a Mogadiscio.

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(incursore di marina del GOI a Mogadiscio nella zona del porto vecchio)

Il 5 settembre sette caschi blu nigeriani vengono uccisi presso il checkpoint Pasta, due giorni dopo soldati americani e pachistani intervenuti per rimuovere delle barricate sulla via 21 ottobre vengono circondati dai miliziani di Aidid, intervengono gli elicotteri d’attacco Cobra che causeranno molte vittime tra la popolazione.

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(elicotteri d’attacco Cobra intervenuti a soccorso delle truppe statunitensi e pachistane)

Nella notte tra il 14 e il 15 settembre due caporali della folgore in servizio presso la RE.LO.CO (porto vecchio di Mogadiscio) vengono uccisi dai colpi sparati da franchi tiratori somali, solo successivamente grazie a un inchiesta aperta dalla procura in italia emergeranno dettagli che porteranno a considerare una diversa causa delle morte (si parlò di fuoco amico da parte di soldati degli emirati arabi).

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(A-129 mangusta in volo sull’arido territorio somalo).

Il 3 ottobre il comando USA lancia l’operazione “Gothic Serpent”, l’obbiettivo è la cattura di Omar Salad Elmi e Mohamed Hassan Awale due importanti ministri di Aidid, la missione è affidata a una task force composta da ranger e operatori della Delta Force supportati dagli elicotteri del 160th Soar. L’obbiettivo viene raggiunto ma nella missione (protrattasi fino al 4 ottobre) perdono la vita 18 soldati americani, 73 vengono feriti e vennero abbattuti due elicotteri UH-60 blackhawk (Micheal Durant pilota di uno degli elicotteri abbattuti sarà fatto prigioniero dalle milizie di Aidid e verrà rilasciato dopo 11 giorni di prigionia).

(il luogo dello schianto di uno dei 2 uh-60 blackhawk abbattuti dai somali con i lanciarazzi RPG-7)

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(operatori della DELTA FORCE durante l’op. Gothic Serpent)

Il 12 novembre le forze italiane registrano un altro caduto, il maresciallo Vincenzo LiCausi in forza al SISMI, ucciso da una banda di ladri che cercavano di impossessarsi di un autocarro. In Italia intanto il governo preme perchè i soldati italiani impegnati in Somalia e in Mozambico rientrino in tempi brevi in patria.

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(parà della folgore al chekpoint PASTA)

All’inizio di gennaio il ministro della difesa Fabbri annuncia che da fine mese inizierà il ritiro del contingente IBIS e entro il 31 marzo tutti i militari italiani lasceranno la Somalia, ma   il tributo di sangue sembra destinato ad aumentare, una colonna della fanteria meccanizzata (66° reggimento “Valtellina”) cade in un imboscata sulla strada Balad-Mogadiscio, il tenente Giulio Ruzzi perde la vita durante lo scontro, è l’ultima vittima italiana della missione IBIS.

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(soldati italiani feriti a bordo di una b1 Centauro pronti per essere evacuati durante gli scontri al checkpoint Pasta).

Il 10 marzo 1994 la bandiera italiana viene ammainata dal tetto dell’ex ambasciata su cui era stata issata il 16 dicembre 1992, il gen.Fiore trasferisce il comando italiano sulla nave Garibaldi giunta nella rada di Mogadiscio, il 5 aprile la nave attraccherà nel porto di livorno con a bordo i reparti reduci da 15 mesi di missione nel corno d’africa, la missione IBIS è giunta la termine.

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(a-129 mangusta sul ponte della Garibaldi)

Caduti italiani nella missione IBIS (Somalia 1992-1994).

  • Red Cross Nurse Sorella Maria Cristina LUINETTI
  • Parà Giovanni Strambelli
  • S.Ten. Andrea Millevoli
  • Ser.Mag. Stefano Paolicchi
  • Parà Pasquale Baccaro
  • Parà Jonathan Mancinelli
  • Capor. Parà Rossano Visioli
  • Capor. Parà Giorgio Righetti
  • Ser. Mag. Roberto Cuomo
  • Mar. Capo Vincenzo Licausi
  • Lanciere Tommaso Carrozza
  • Ten. Giulio Ruzzi

Il loro sacrificio sarà ricordato per sempre…..

34 comments

  1. Giuseppe

    Notevole ricostruzione. Io ci sono stato in quell’inferno, aggregato alla Brigata Legnano nel periodo 19/08/93 – 23/11/93.
    Ero di stanza a Beled Weine, un posto sperduto sul suolo semi desertico nei pressi del crocevia della tratta delle armi. Onore agli amici caduti.

  2. Giuseppe

    … bei ricordi , esperienza unica … 7/92 – III btr “draghi” , Pisacane , Livorno . Ho prestato servizio in Somalia dal 06/02/93 al 01/07/93 … onore ai pará caduti … ” come Folgore dal cielo , come nembo di tempesta ” …

  3. nick

    Io c’ero….ufficiale medico…..raggruppamento Alpha a Balad….non dimenticherò mai….onore ai caduti…..

  4. salvatore barricella

    bei ricordi, ma sopratutto rispetto a tutti i caduti. Imbarcato su nave Giuseppe Garibaldi ,contingente 8/93.

  5. carlo

    Buona ricostruzione ma con piu di una inesattezza , a tornare indietro da Balad fu il 183 Rgt paracadutisti Nembo di Pistoia , rafforzato dalla 15 compagnia Diavoli Neri del 186 Rgt Paracadutisti di Siena , Il Para ucciso si chiamava Baccaro e non Vaccaro . Ora lo leggo meglio e ti faccio sapere…ero sulla linea gialla ……

    • EAFairsoft

      grazie carlo per le preziose informazioni, ma come puoi immaginare non è stato semplice ricostruire il tutto senza l’apporto di qualcuno informato sui fatti.
      provvederò a rettificare le inesattezze.
      grazie ancora ;)

  6. carlo

    Baccaro era della 15 Cp del 186 di Siena ,prestato come mitragliere alla 12 Cp dell183 di Pistoia in sostituzione di un Caporale che in quel momento era in licenza ( il nome lo ricordo benissimo ma non lo posto) Non ho dimenticato nessuno …e come potrei ? Il Capo Officina dell 183 Par Nembo .. Balad …Onori ai Caduti , ai feriti e a noi

  7. CALOGERO

    ciao a tutti ero della 15 Cp del 186 di Siena , come mitragliere alla 12 Cp dell183 di Pistoia su un Centauro dal 08/02/93 al 25/06/93 io in quell inferno ho perso tanti amici e tanti fratelli l’episodio che ricordo di piu e stato quando durante un rastrellamento ci hanno attaccati con rpg e ak cosi abbiamo risposto al fuoco con il mio bar cal 50 appena finito il nastro non trovavo la cassetta del nastro e i proiettili mi fischiavano sulla testa sono vivo per miracolo onore ai fratelli caduti

  8. francesco

    Mi vengono i brividi a leggere io ero li ed il grande tenente ruzzi lo porterò nel cuore per sempre ciao tenente

    • CALOGERO

      a volte di notte mi rivedo in sogno quelle scene la mitragliatrice che si blocca perche senza cartucce il sangue sulla jeep e quei bast… che ci riempivano di piombo non riusciro a dimenticare mai niente

  9. Andrea

    Grazie per questo articolo. Quel giorno ero presente anch’io come rastrellatore con la mia compagnia, la 5a Pipistrelli del 187°, nella mia squadra qualla mattina c’era Paolicchi, che poco più tardi perse la vita.

  10. Antonio

    Un saluto a tutti ed un ringraziamento per chi ha ricostruito questi fatti che hanno contribuito a tener alto l’onore e la dedizione del soldato italiano. Sono un carissimo amico di Rossano Visioli (nonchè vicino di casa), Parà deceduto il 15 settembre 1993 al porto di Mogadiscio. Uso il presente perchè per me e la mia famiglia Rossano è ancora tra noi. La famiglia, qui a Casalmaggiore, ha appena presentato il libro-raccolta delle sue lettere. Mi piacerebbe conoscere qualcuno che veramente ha vissuto i tre mesi in missione con lui, per sapere più dettagli su un amico che ha savrificato la propria vita per il bene altrui. Grazie

    • Vittorio Murgia

      Ciao, io ero con Rossano ed ero nella squadra di recupero, ricordo con affetto tutti i ragazzi che erano al porto nuovo.
      il mio tel. è 3475144637, chiamami che si fanno due chiacchiere.

  11. Claude

    Mamma mia, tutti noi abbiamo visto l’inferno, un Presente a chi non è tornato un abbraccio a tutti claude ( nome d’arte ) gruppo GOI

  12. sergio

    GRAZIE della testimonianza che purtroppo leggo solo ora.
    Sicuramente è stata un’impresa riuscire a condensare in pochi post la missione Italiana in Italia ma devo dire che il risultato è stato esauriente.
    Sono stato in Somalia dal 9 agosto 1993 al 23 marzo 1994 nel Comando della “Legnano” ed una precisazione la inserirei nella descrizione dei fatti occorsi il 3 e 4 ottobre quando furono abbattuti i due elicotteri americani e gli occupanti di uno di questi furono circondati ed attaccati dai miliziani somali .
    La sera del 3 ottobre venne richiesto dagli Americani l’intervento del Contingente Italiano , unico ad avere in quei giorni mezzi corazzati in Somalia .
    In attesa dell’OK da parte del Governo Italiano per l’intervento armato , l’allora Col. CELENTANO approntò una colonna di pronto intervento con Leopard e Blindo ed alle 03.00 circa del 4 ottobre , ricevuto l’ok da Roma, partì ed andò a liberare gli Americani salvandoli dai Somali.
    (questo è quanto realmente accaduto e non come riportato nel film “Blackhawk down”).
    Ritengo inoltre che sarebbe giusto citare anche la morte di Ilaria Alpi e Miran Krovatin che se anche non facenti parte direttamente del Contingente , hanno perso la vita in Somalia alla fine della nostra missione.
    ONORE A TUTTI I CADUTI ed a Tutti coloro che hanno partecipato alla Missione.

  13. Gianluca

    Ero presente anche io nel ’93 dislocato a Geri jiri con i Lupi di Toscana. Nessuno oltre a chi c’e’ stato puo’ comprendere. Gianluca

  14. Samuel

    Due turni .. aeronautica militare 15° stormo
    il primo d’inferno…non si scorderanno mai..ancora i brividi….

  15. Rosario Di Francesco

    Ciao a tutti, anche io come voi non posso dimenticare. Sono partito il il 15/12/92 e sono rimasto fino a fine giugno o luglio non ricordo. Ma ricordo tutto il resto. Io ero alla compagnia Genio, àltra che alla preparazione die campi ho partecipato al primo rastrellamento . Io ero sul mezzo cingolato che puliva le strade dalle barricate. Un abbraccio a tutti. Ciao FRATELLI

  16. Peppe

    Leggo di voi soldati che siete stati in Somalia e sono davvero colpito da voi , vi ammiro tantissimo , per il vostro coraggio,determinazione ,imperturbabilità e spero che un giorno diventerò anche io uno di voi .

    • CALOGERO

      CIAO PEPPE SPERO CHE CE LA FARAI IO SONO STATO IN TANTI TEATRI IRAQ, AFGANISTAN,LIBANO MA COME LA SOMALIA NON NE HO ANCORA AFFRONTATE SITUAZIONI HO UNA FERITA SULLA GAMBA FORTUNATAMENTE DI STRISCIO CHE ME LO RICORDA SPERO CHE SARAI UNO DI NOI E POTRAI TENERE ALTO LONORE DELLA PATRIA !!!

  17. Pingback: Domani si celebra l’anniversario della battaglia del Pastificio. | "Danilo Amelotti"
  18. Simone

    Mi sono congedato qualche settimana prima che i miei compagni del 78° Lupi di Toscana partissero. Non immaginavo certo quello che li aspettava: un grazie al Comandante Col. Mocellin, che già stimavo, per aver il sangue freddo dimostrato e per averli riportati a casa tutti.

  19. rita

    Niente è impossibile se spinti dalla forza dell’amore e dalla purezza di intenti.
    Continuiamo a pressare in modo costruttivo gli insegnanti di ogni ordine e grado affinchè inseriscano queste storie nella didattica.
    Invece di perdere tempo a far scrivere ai ragazzi, prima ancora di aver ascoltato e letto. Cosa che ci salverebbe dallo stato attuale: uno stuolo di sbarbatelli “esperti” di tutto. E curiosi di niente.

  20. Mauro

    Ciao a tutti, oggi sono 23 anni da Pasta, ricordo con affetto e commozione tutti i miei fratelli di quel maledetto giorno, specialmente quelli che non ci sono più… Sono Mauro Vicenzetto, ero sul VCC colpito dall’RPG con Pasquale, Gianpiero, Massimiliano, Peppe e gli altri, Pasquale non è più con noi, e con gli altri ci sentiamo ogni maledetto anniversario per scambiarci il nostro silenzio e la nostra rinnovata fratellanza… Un grazie anche a Emilio Ratti che quel giorno mi salvó la vita portandomi via ferito steso su un Centauro… Ciao a tutti fratelli miei, non serve che gli altri ricordino ció che noi mai potremo dimenticare, saremo uniti per sempre nella memoria di ciò che è stato fatto e del valore che quel giorno é sgorgato dal nostro cuore assieme al nostro sangue… FOLGORE!!!

    • Marco

      Ciao,
      Io ero uno dei piloti carro aggregati alla compagnia diavoli neri, ricordo ogni singolo giorno di quel periodo, le notti insonni sui chekpoint di pasta e ferro!
      Come dimenticare giorno del rastrellamento? Onore ai caduti!!!

  21. Mario

    Una gran bella ricostruzione io ero in Somalia da novembre 1993 a febbraio 1994 nello stesso accampamento del Ten. Giulio Ruzzi morto in un imboscata a Balad. Onore ai Caduti.

  22. Mingo

    “… 25 agosto, in base agli accordi presi con il comando ONU il contingente italiano sposta il suo comando a Bele Uen nel nord della capitale…” Il posto giusto è Balad. A Beled Uen, a nord, regione Hiiran, eravamo di servizio noi del 78° Lupi di Toscana, a comando del reggimento di formazione Friuli, da agosto a dicembre 1993. Onore ai caduti, sempre Lupi.

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